SIMONA BALLATORE, IL GIORNO

09/04/2022

Milena Mancini e le mille sfumature della vita

Dal palco del Baff, il Film Festival di Busto Arsizio

«Tra cinema, teatro e televisione, ha al suo attivo film e serie di successo nei quali ha sempre dimostrato grande professionalità e disponibilità nell'interpretare personaggi anche molto diversi tra loro. Il grande successo di A casa tutti bene e Christian ne sono la prova più evidente». Con questa motivazione Milena Mancini riceverà oggi nella serata conclusiva del Film Festival di Busto Arsizio diretto da Steve Della Casa - il Premio Baff come Miglior attrice di serie TV (il programma della giornata gli ospiti su www.baff.it).

La forza della serialità secondo Milena Mancini.

«Negli anni ha assunto livelli e qualità pari al cinema anche in Italia, all'estero lo hanno capito prima. Ma ci siamo arrivati, più sicuri, preparati. Per noi attori è una bella sfida, possiamo dare più spazio al personaggio, raccontarlo nelle sue sfumature».

Quale ha sentito più vicino?

«Con Beatrice mi toccava molto il tema dell'Alzheimer. Ho cercato di portare ancora di più la battaglia che combatte chi è vicino, il senso di responsabilità, dubbi, le fragilità. Di Anna ho sentito il suo smarrimento: si sveglia dal coma e trova un figlio già grande e il marito-boss. È diversissima da me. Quando si allontanano molto cerco di capirne le motivazioni».

I titoli e i registi che le hanno lasciato il segno al cinema?

«Con Vannucci, Il più grande sogno: ho ricevuto il "patentino" per il cinema. Con i fratelli D'Innocenzo e La terra dell'abbastanza c'è stata un'affermazione delle mie capacità tecniche. E poi c'è l'ultimo lavoro per Ivano De Matteo con Edoardo Leo, Mia: vediamo che strade prenderà».

E a casa (sua) tutto bene?

«Per il momento si (sorride accanto al marito Vinicio Marchioni, ndr). Ho avuto la fortuna e il coraggio di avere una bella famiglia. Venivo da una serie di relazioni disastrose, mi ero detta "basta". Poi ho incontrato lui al provino per la terza serie di Romanzo criminale. Ed eccoci qui».

Con due figli che respirano arte tutto il giorno..

«Ma anche tanta concretezza: veniamo da famiglie molto legate alla terra e all'artigianato, cerchiamo di dare esempi più che parole, ci vedono studiare, lavorare. Poi io li aiuto con la matematica, lui con italiano e storia»,

Siete insieme a teatro con "Sposerò Biagio Antonacci" sul tema della violenza di genere. Com'è lavorare fianco a fianco?

«Bellissimo. Da uno stimolo in più alla relazione, alla vita»,

Coltivava da piccina la passione per il ballo - che l'ha portata in tivù e nei video con Rob-bie Williams e Ricky Martin - e per la recitazione?

«In realtà no. Ero terza di tre figli, giocavo a pallavolo ed era diventato impegnativo portarmi lontano per le partite, cosi mi hanno iscritto a una scuola di danza, a due passi da casa. Ho cominciato tardi, nel corso delle bambine più piccole di me. Ma ero determinata a imparare. Serve talento, ma anche tanta preparazione tecnica. E ho recuperato, si. Tanto che un giorno mi convoca Franca Bartolomei: pensavo mi dovesse sgridare perché ero un po' abbronzata per il saggio e invece voleva propormi di entrare nel corpo di ballo dell'Accademia. Un sogno per noi che guardavamo i ballerini della compagnia come dèi che ci davano la grazia di passare in corridoio. Lì ho capito che proprio quello che mi dava più libertà poteva diventare un lavoro. La mia vita».

Simona Ballatore, Il Giorno

09/04/2022