Emiliano Reali, Huffington Post

06/09/2023

“Sposerò Biagio Antonacci”: raccontare con sorriso amaro la violenza

E' una pièce su una piaga dei nostri giorni, sempre più diffusa. Che sia stupro, prevaricazione perpetrata negli anni o morte fisica dobbiamo parlare sempre di femminicidio.

Nella splendida cornice dei Giardini della Filarmonica a Roma anche quest’anno è terminata la rassegna “I solisti del teatro”, la cui direzione artistica è stata per anni, e non lo sarà più, nelle sapienti mani di Carmen Pignataro. Infatti proprio il 19 agosto scorso l’organizzatrice teatrale e direttrice artistica si è spenta dopo una lunga malattia.

La donna, che negli anni ’90 è stata tra gli altri l’agente teatrale di Franca Valeri e Patty Pravo, dal 2017 era responsabile dell’Off/Off Theatre, teatro romano in prima linea per quanto riguarda le tematiche LGBT+. Dopo la sua morte il mondo social è stato invaso dai ricordi di moltissimi artisti, attori, registi, uffici stampa che la raccontano con affetto, chi perché Carmen era stata la prima a dargli uno spazio in cartellone; chi ne aveva apprezzato la professionalità, la serietà e lo smisurato amore per il teatro; chi da lei era stato scoperto. Evidenti sono l’enorme stima e l’amore che circondavano la figura della donna. Tutti la rivedono in sella alla sua moto e con il sigaro in bocca, e le parole con le quali la descrivono sono così vivide e intense da disegnare l’immagine di una donna forte, autonoma e decisa, ma anche rassicurante e accudente quando necessario.

Tra gli spettacoli in scena quest’anno nella rassegna che la Pignataro ha diretto per più di vent’anni c’era anche “Sposerò Biagio Antonacci” di e con Milena Mancini, regia di Vinicio Marchioni.

Lo spettacolo racconta la violenza sulle donne e lo fa attraverso la bocca della protagonista che con ironia, amarezza, illusione, sogna di scappare dall’incubo in cui vive immaginando di sposare il cantante Biagio Antonacci. Canta, balla, sogna, sempre quando il marito non è in casa a ricordarle a suon di botte la dura realtà. Milena Mancini è capace di tenere il palco con una spontaneità coinvolgente, tanto da commuovere, da far sorridere, da avere la sensazione che si stia assistendo ad una prova di improvvisazione, tale è la naturalezza che ne caratterizza la performance. L’artista si dona senza filtri, regalando le emozioni di chi alla fine si è sottratta alle fauci che ne hanno dilaniato le carni troppo a lungo.

Raccontare con sorriso amaro la violenza, la prigionia dalla quale non si è in grado di fuggire, convincendosi che non è poi così male, che prima o poi le cose cambieranno. Una donna divorata da un dramma che non si consumerà neppure con la morte del marito, perché quegli stenti fisici ed emotivi sono stati troppo a lungo compagni inseparabili. Una pièce su una piaga dei nostri giorni, quella della violenza, ahimè sempre più diffusa, sulle donne. Che sia stupro, che sia prevaricazione perpetrata negli anni, che sia morte fisica dobbiamo parlare sempre di femminicidio, perché chi sopravvive lo fa convivendo con la morte di una parte di sé.

Emiliano Reali, Huffington Post

06/09/2023